Il valore dell’abbraccio

di Marco Matera, Esperto nel Cambiamento organizzativo e Orientamento alla Soluzione

Nessun saluto, dalla stretta di mano al bacio, può uguagliare l’Abbraccio. A mio avviso nessun gesto può
sostituirne la profondità.
Nel corso degli anni alcuni dei nostri gesti si meccanicizzano finendo, così, per perderne l’essenza, la forza e la ricchezza.
A volte rifuggiamo volontariamente dalla ricchezza del gesto, un po’ per noia, ma, spesso, per paura di
ciò che il gesto può donarci. Ovviamente esistono molti tipi di abbracci. Ho usato la lettera maiuscola per
indicare un tipo particolare di abbraccio: quello con l’A maiuscola .
Scrivere sull’abbraccio è tutt’altro che semplice per me. Non voglio insegnare nulla, bensì condividere
un’emozione; quindi al di là di tanti concetti, credo sia più semplice passare la mia esperienza.
Prima vorrei invitarvi ad osservare, per un attimo, il vostro modo di abbracciare. Come abbracciate un
amico/a, il vostro partner, i vostri genitori, nonni, sorelle o fratelli? Vi ricordate cosa provavate da piccoli
nell’abbraccio?
Io l’ho ricordato a ventisette anni, dopo che ho compreso cos’è un Abbraccio.
Era finita una relazione di coppia e con lei la mia gioia. Mi sentivo piccolo e triste, così quando lessi di una
vacanza in montagna in cui, fra le varie cose, venivano reclamizzate le coccole mi ci tuffai (a pesce).
Lì ci fu una donna, decisamente attraente, che mi abbracciò, anzi Abbracciò.
In quei giorni ero quasi rinato e quell’abbraccio mi piacque, per i primi dieci secondi. Furono proprio dei
bei secondi, ricordo che chiusi anche gli occhi. Ma li riaprii subito dopo perché, passati i dieci secondi, lei
non mi aveva ancora lasciato.
Per due o tre secondi aspettai tranquillo, ma la situazione non variava.
Mi abbracciava con tutta se stessa, ma era immobile e non accennava a smettere. Mi chiesi: ” che faccio?
Perché non si stacca?” Mi sentivo profondamente in imbarazzo. Dall’immobilità mi strinse forte e mi
allontanò da se con molta dolcezza. Non disse nulla ma si limitò a farmi un sorriso. Era un sorriso
divertito che quasi mi faceva sentire in colpa per ciò che le attribuivo. Ebbi la sensazione che tutto ciò era
stato fatto apposta, però il senso di disagio rimaneva, anzi a volte, quando ci pensavo, aumentava.
In quei tre giorni trascorsi in montagna mi resi conto che non abbracciava così solo lei, ma che lo
facevano anche altri. Mi sentivo un etnologo finito in qualche parte sconosciuta del pianeta. Li guardavo
incuriosito: erano lì fermi immobili come fusi in un abbraccio profondo.
Non era un abbraccio solo di petto come facevo io ed i miei amici. Era totale e soprattutto lungo. Troppo
lungo per me!!
Poi si guardavano, si sorridevano e, a volte, si commuovevano pure. Decisi che erano strani, però
simpatici; così piano piano li conobbi meglio. Era ed è tuttora un gruppo molto eterogeneo di persone dai
venti ai settanta anni. Ogni volta che si incontravano si abbracciavano e salutavano a quel modo.
Lo stesso facevano con me ma, avendo ormai tutti intuito il mio disagio, la cosa durava poco e finiva con
un sorriso abbozzato tra il dispiaciuto ed il coccoloso.
L’unica che mi teneva stretto per un tempo interminabile era la donna che mi Abbracciò la prima volta.
Intuivo, però, che mi stavo perdendo qualcosa. Lei continuava a sorridermi ma non mi disse mai niente.
Piano piano le mie resistenze cedevano e cominciavo a rilassarmi nell’abbraccio.
Fu una sensazione veramente bella. Ora capivo perché respiravano all’unisono e perché si sorridevano.
Semplicemente perché si sentivano!
Ecco cosa voleva “insegnarmi”. Avevo iniziato a capire ma mancava ancora qualcosa.
Arrivati a questo punto successe qualcosa di veramente inaspettato. Arrivò un’amica dell'”insegnante di
abbraccio”. Lei sì che mi metteva in imbarazzo. Non solo era molto più sensuale nei gesti, ma lo era
anche nello sguardo. Con lei ritornarono tutte le mie resistenze. Anche perché mi sembrava che
guardandomi mi vedesse nel profondo.
Mi ci volle un po’ per Abbracciarla. Quando riuscii ad andare oltre i miei condizionamenti, oltre l’idea che
un contatto fisico doveva essere necessariamente un gesto sessuale, quando riuscii ad accettare di
lasciarle sentire chi ero, allora compresi.
Compresi che Abbracciarsi vuol dire abbracciare con il cuore un altro cuore.
Allora diventa un gesto compiuto non da un corpo, ma da un cuore per mezzo di un corpo. Non è un
abbraccio meccanico, sfuggente, in cui ognuno è nel proprio spazio separato dall’altro, ma un Abbraccio
totale in cui ci si apre e dona all’altro e dall’altro si riceve.
Ecco perché è così difficile ed ecco perché le persone spesso non si abbracciano così. Richiede
un’apertura che ci mette in gioco.
Da bambini abbiamo bisogno di affetto come abbiamo bisogno di cibo. Ma quando cresciamo? Quanti di
noi si autorizzano a chiedere affetto?
L’Abbraccio trasforma perché ci mette in contatto con una marea di cose. Con l’altro in primo luogo.
Con il suo cuore, con la sua ricchezza e quindi con la propria e con il proprio cuore.
Ci mette in contatto con la nostra Vulnerabilità, con il nostro bisogno d’amore, d’affetto, di coccole, con la
nostra incapacità a saper ricevere. È spesso più semplice saper donare piuttosto che ricevere.
L’Abbraccio porta a commuoverci ed ad un sentire a cui spesso non vogliamo dare ascolto perché ci
mette in gioco.
Così tornai a casa e Abbracciai mio padre. In un Abbraccio totale come facevo da bambino. Con la stessa
innocenza, con lo stesso abbandono ma con una solidità diversa: di chi ha imparato a comunicare senza
usare le parole.
Piangemmo di commozione perché entrambi avevamo ritrovato quella preziosità, quella profondità che la
quotidianità del gesto ma soprattutto la rigidezza e la paura di aprirsi avevano offuscato.
Da allora mi sono reso conto che più di mille parole valgono le azioni. Allora quando sento che ho di
fronte un cuore che comprende e che può comprendere, non abbraccio la persona ma Abbraccio l’Anima.
Con tutto il corpo, rilassandomi nell’Abbraccio, aprendo il cuore e respirando profondamente.
Se e quando vorrete provare vi renderete conto che sessanta secondi sono troppo pochi per un
Abbraccio, che se riuscite ad Abbracciare qualcuno che vi ha ferito la rabbia svanisce per far posto alla
commozione che deriva dalla comprensione.
Allora sperimenterete che se dietro un’azione c’è il vostro cuore quella azione si trasforma. Un carezza
diventa una Carezza, un sorriso un Sorriso, un abbraccio un Abbraccio.
Ma non dimenticate mai il rispetto per la Vulnerabilità dell’altro.
Un Abbraccio può essere un atto d’amore o un gesto crudele se non c’è ascolto e rispetto del cuore
dell’altro.
Dentro un Abbraccio c’è una marea di cose, prima di tutte l’Accogliere. L’Abbraccio più difficile è quello
verso noi stessi.
Sono passati ormai diversi anni da allora e ancora, da dentro, nasce sempre un Grazie colmo di
gratitudine verso colei e tutti coloro che in questi anni mi hanno mostrato con quanta dolcezza e
semplicità possiamo cambiare una vita: a volte semplicemente con un Abbraccio.