Virginia Satir

La Flessibilita’ di Virginia Satir

Virginia Satir di Steve Andreas, 2003 © Anchorpoint

     Virginia Satir fu una delle pioniere della terapia familiare e probabilmente la più grande terapeuta familiare che sia mai esistita. Fu anche la maggior fonte di modelli della Programmazione Neuro Linguistica e nel 1985 presentò un discorso-chiave all’Associazione Nazionale di PNL a Denver, Colorado, negli Stati Uniti. Alla fine del suo discorso un uomo le chiese aiuto nell’ applicare il suo approccio (della Satir, ndt.) nell’ambito del suo lavoro nel campo della salute mentale in una comunità rurale, dove incontrava forte opposizione da parte di persone di mentalità conservativa. In risposta, Virginia Satir recitò una serie di parti in cui dimostrava una vasta gamma di modi in cui egli poteva rispondere trovandosi in tale situazione.
       Molte persone pensano che la Virginia Satir aveva solo un approccio nel lavorare con le persone, ma qui siamo di fronte ad una rara dimostrazione da parte della Satir, di flessibilità e disponibilità a fare qualunque cosa pur di evocare una forte reazione, sapendo che tutte le reazioni possono essere utilizzate come modo per connettersi con qualcuno ed iniziare un processo di cambiamento.
La trascrizione che segue è stata pubblicata da una videocassetta, ed è essenzialmente parola per parola.
Steve Andreas
La trascrizione
       Glen: Virginia, io vivo in una di quelle comunità che è isolata, con molte persone protette e protettive che aggrediscono chiunque usi parole come “umanesimo”. E la tendenza è di seguirli. E io mi sono chiesto, “Come gli rispondo-senza voler apparire il più forte, il migliore e così via, cose che so che non dovrei fare?” La tentazione di rispondere per le rime è così forte come anche cercare di avere l’ultima parola e quel tipo di cose lì.
         Virginia Satir: Fammi cogliere al volo questa opportunità per fare qualcosa. E ricorda che qualunque cosa ci inventiamo è solo una possibilità. Comunque, ho ragione di credere che ciò che sto per condividere con te ha molto -molte persone lo sanno, credo- molto da offrire. Chiunque al di fuori di me -mettiamola così- è qualcuno a cui posso reagire. Non saranno mai in grado di “definirmi”(definire, impostare la mia posizione, ndt). Possono esserlo solo se gli do il controllo di me nelle loro mani. E si può fare questo in molti modi. “Come posso pensare diversamente da qualcuno?” “Si infurieranno se non sono d’accordo”, “Li ferirò se non sono d’accordo”.E bla, bla, bla. Puoi riempire i “bla, bla, bla?” OK, va bene.
       Ci sono persone in giro, persone che fanno ciò che descrivi. Hanno alcune parole che li fanno scattare e quelle parole sono collegate a delle immagini e quel tipo di cose. Questo avviene molto di frequente, perché le persone hanno dei timori. E loro vogliono, credono che troveranno sicurezze in parole nuove.
       Va bene. Quindi, qui è il tuo amico. A proposito, faresti qualcosa? Potresti recitare la parte di uno dei tuoi amici, ed io impersonerò qualcuno che ha chiaro in mente il fatto che qualunque cosa è fuori di me, io gli reagisco, e non è mai una “definizione” di me (del mio ruolo, ndt). Allora, dimmi, impersoniamo questi ruoli.
       Glen: Mmm. Mi hai spiazzato con l’uso della parola “amico”.
       Virginia Satir: Be, se non sono amici, non mi importa un gran che di loro, e a te?
       Glen: Il problema è che non li ho incontrati (ancora).
       Virginia Satir: Oh, non li hai incontrati. Ok. Quindi questa è una fantasia.
       Glen: Ciò che sta accadendo nella comunità è attraverso lettere spedite al direttore, e attraverso ogni tipo di azione intrapresa in favore e contro altre persone, lo so che sono lì. Personalmente non mi ci sono ancora imbattuto ancora.
       Virginia Satir: Va bene. Ok. Quindi in questo momento, io sento quello che dici, non ti ci sei ancora imbattuto. Ti aspetti che accada? (Glen: sì) Va bene. Ok. Stai parlando di un contesto-che è quello che io adesso chiamo il “contesto Hitler”: che c’è un gruppo di persone che decide chi vivrà e chi morirà. Quello è Hitler-non sprecarci tempo; io semplicemente dico, “Beh, tu hai un contenzioso con Hitler”. Ma non è incredibile-per qualcuno di decidere chi vivrà e chi morirà? Va bene, quindi io faccio solo un’osservazione e loro possono farci ciò che vogliono.
       Va bene, allora, ci sono molti modi di fare ciò. Dato che io potrei essere ucciso per aver parlato. Potrei veramente essere ucciso. Perché ricordo quando stavo dicendo che una delle prime cose che avevo imparato era la differenza tra il verbale ed il non verbale. E che posso avere un tono nella voce che tu mi vorrai ammazzare. Posso avere un tono nella voce che tu avrai pietà; avere un tono nella voce in cui tu mi trovi noioso-pussa via!; avere un tono che ti scombussola la corteccia cerebrale. Posso averne un altro con cui ti sentirai connesso a me, e posso parlare sempre dello stesso contenuto. E una delle cose che diventa molto dura è che quando incontriamo persone che sono così fanatiche sulle cose-ma lasciami provare qualcosa con te. Va bene. Tu fammi qualcuno- credibile che ti aspetti di incontrare nella comunità. Dagli un nome. E sarai quella persona.
       Glen: Ok, sarò Don.
       Virginia Satir: Sarai Don. Và bene. Ci serve un po’ di contesto dove io, Glen, e te, Don, ci incontriamo. Qual è il contesto?
       Glen: Ok. Tu sei attivo in una delle organizzazioni in città che sta lavorando molto con le persone per aiutarle-non ho bisogno di identificarla dettagliatamente.
       Virginia Satir: No, ma hai bisogno-Va bene, ma dimmi solamente una cosa che stai cercando di fare, perché mi servirà per recitare la mia parte.
       Glen: Aiutare le persone a trovare nuovi modi di gestire la propria vita-per esempio, lavorando con donne che subiscono violenza.
       Virginia Satir: Va bene. Ok. Quindi vuoi aiutare donne che subiscono violenza. Va bene. Mi chiamerai Glen, perche adesso io sarò te…Tu sei Don.
       Glen: Abbiamo saputo di voi del tipo di cose che avete fatto giù al Centro e voglio farvi sapere che non ci piacciono.
       Virginia Satir: Oh? (interessata) Cosa avete sentito? (Si protende verso di lui con le mani strette rispecchiando il gesto di lui).
       Glen: Che voi laggiù state cercando di dire a queste donne che dovrebbero lasciare i propri mariti e che dovrebbero sentirsi alla pari dei loro mariti. State distruggendo dei matrimoni; state facendo di tutto.
       Virginia Satir: Dove avete sentito queste cose? Siete andati lì? Vostra moglie è per caso andata lì? (risata) Dove le avete sentite?
       Glen: No. Conosciamo una delle donne che va alla nostra chiesa che ha una amica che ci andava e ha parlato con i “counselor” che erano lì, e ora non è più con suo marito. Le hanno detto che, per lei, era necessario andarsene.
       Satir: Era quella, il cui marito la picchiò e le tagliò via una gamba? (Glen: No.) Non quella. Ce n’era un’altra così… Lui l’ha solamente picchiata e lei non ha perso nessuna gamba. Era quella?
       Glen: Beh, si stava solo “comportando da marito”. Quel “picchiare” era solo la sua storia. Non era veramente ciò che accadde, era solo la sua versione. Non gli hanno mai parlato per sapere quale fosse la sua versione della storia.
       Virginia Satir: Vedo che lei ha per noi un suggerimento. E il suggerimento è che lei vuole giustizia per tutte le parti, questo è ciò che la sento dire. Lei sa cosa sarebbe giusto veramente-non so se lei lo può fare -ma sarebbe veramente bello- Potreste trovare quell’uomo così forse potremmo avere l’opportunità di parlargli? Perché, lei sa, ciò di cui lei sta parlando è giustizia completa, no?
       Glenn: Sicuro che penso che ci dovrebbe essere giustizia completa, sì.(applauso).
       (all’uditorio) Adesso, voglio solo sottolineare una cosa. Lo so che sono a rischio con qualcuno così, che qui c’è qualcuno che si vede come uno molto giusto. Va bene. Adesso, quando io mi connetto con ciò-questo è un modo; non farei sempre così, forse farei qualcos’altro. Quel che sto facendo è riconoscere quello che mi sta dicendo, e trovare una maniera di metterlo in un contesto in cui egli sarà in grado di vedere qualcosa, ed inoltre di non sentirsi isolato da me. Adesso, voglio fare questa cosa di nuovo, e voglio farla in un altro modo. Quindi ricominceresti di nuovo e mi diresti ancora una volta cosa hai sentito?
       Glen: Glen, abbiamo sentito cose a proposito di queste donne che vanno laggiù al Centro e vengono riempite di ogni sorta di idee su come sono alla pari dei loro mariti, e che possono andarsene e vivere la loro vita, e non devono considerare i propri voti matrimoniali. Questo proprio non ci piace.
     Satir: (scusandosi) Oh, mi dispiace così tanto che ci sia qualcuno che possa avere questo atteggiamento! Ciò è   terribile. Forse dovremmo cambiare tutto ciò che stiamo facendo. Sono così abbattuta.
        Glen: Be, credo che dovreste, perché questo è ciò che si sente in giro stia succedendo.
       Satir: Oh, Dio, veramente non ne sapevo niente. Oh, mi perdoni. Non avrei voluto che fosse fatto niente di male.
       Glen: Beh, lo avete fatto.
       Satir: (sporgendosi) Mi perdonerà?(risata)
        Adesso questa è tutta un’altra cosa, non ti pare? Ma ora la conosci. Va bene, di nuovo. Ne farò un’altra.
       Glen: Glen, lo sa che proprio non ci piace come state gestendo le cose laggiù al Centro delle donne. Avete fatto un disastro di un bel po’ di matrimoni.
       Satir: (con arroganza) Chi cavolo ti credi di essere? (risata) Lì con tutte quelle persone di merda, figlio di puttana che fai tanto il pio? Dai, lascia perdere, fratello! (risata)
       Questa è un’altra ancora, è vero? E potrei essere accoltellata per un simile linguaggio. Va bene, di nuovo. Facciamone un’altra.
       Glen: Glen, avete veramente fatto tanti danni in quel Centro d’ascolto lì. Tutto ciò che avete fatto ha distrutto tante di quelle famiglie. Ha sconvolto così tante donne; hanno finito col fare cose che-tu sai, scappando da mariti e figli.
       Satir: è grandioso che tu abbia fatto questa domanda, (si gira per guardare delle carte sulla sedia dietro a lei) perché per l’appunto mi è capitato per le mani un rapporto dell’Istituto della Salute Mentale in cui ci sono molte statistiche di gruppi, nel paese, dove c’è un numero elevato di casi di mogli picchiate dal coniuge e credo ti piacerebbe leggerlo, così che sarai più informato quando lo leggi. (Virginia gli passa il rapporto e si gira). Grazie.
       Glen: Già so tutto quel che so, e tutto ciò che ho bisogno di sapere.
       Satir: Va bene. Adesso, di nuovo. Ne farò un’altra.
       Facci caso, ogni conversazione và in direzioni diverse. Ma continuiamo.
       Glen: Glen, sono proprio scioccato per il modo in cui vanno le cose lì al Centro. Avete preso un gran quantità di queste cose nuove di psicologia umanistica e l’avete scaraventate su queste donne, e le avete veramente rovinate.
       Satir: (ridendo forte, gioendo) Ha, ha, ha. Cielo! Sapevo che uno di questi giorni qualcuno se ne sarebbe uscito-(La Satir lo tocca leggermente sul petto). Lo sai questo mi fa venire in mente una barzelletta? (risata) Vuoi sentire una barzelletta? (ancora ridendo) Ha, ha, ha.
       Ed io lo posso fare. Lo riconosci. O posso fare quello che ho fatto prima, o posso farne un’altra. Dimmelo di nuovo. E un altro modo di creare una connessione con lui, cercando allo stesso momento di fare qualcosa che potrebbe-che non crea maggior animosità, ma può far venire un piccolo dubbio. Allora, dimmi.
       Glen: Glen, questo tipo di roba a cui tu stavi lavorando, laggiù al centro, sta facendo molti danni. State disgregando le famiglie, avete inculcato nelle donne ogni sorta di idee moderne che fanno loro del male. Dovreste veramente occuparvi d’altro. Ci sono molte persone che pensano che dovreste farla finita.
       Satir: Lo sai-dammi la mano. (Virginia gli porge la mano, guardandolo, la sua voce morbida e calda). Che ne pensi? (Glen prima esita e poi gli dà la mano). Una delle cose più belle che qualcuno può fare è condividere ciò che provano. E io sento che tu è questo che hai fatto per me. Non significa necessariamente che siamo uniti in quel che stiamo facendo, perché non so se capisco completamente quello che stai dicendo, e non so se tu mi capisci completamente. Ma mi piace veramente il fatto che ti sei scomodato, ti sei interessato di essere in grado di condividere questo con me. Possiamo parlarne ancora?
       Glen: ne sarei lieto (applauso).
       Satir: OK. Adesso, questa è stata un’altra dimostrazione. Ora, c’è anche una differenza. Hai notato che gli ho offerto la mia mano. Non me l’ha data subito. Adesso sto per dirti cosa ho fatto. Penso veramente quel che dico – stai sempre meglio quando le persone ti dicono quel che pensano. E ciò che ho fatto – ho fatto in modo che il mio corpo gli desse un messaggio di qualcosa in più di calore (sta guardando Glen direttamente, compiendo dei gesti da lei verso lui a livello dello stomaco). Siccome so che ha paura – Don ha paura. Quindi ci sono veramente un bel po’ di cose che gli devono accadere perché lui capisca le voci che girano (sul conto del Centro, ndt.).
       Sono nel comitato di un rifugio per donne picchiate. Le donne si sentono così in colpa per ciò che è accaduto. E non sono state in grado di elevarsi abbastanza, quindi parlano ad altra gente come mezzo per cercare di convalidare ciò che le è accaduto (la Satir ritorna verso Glen). Quindi il punto della situazione è questo. Il tuo parlare a me ha poco a che fare con l’ organizzazione in se stessa; ha a che fare con la tua paura, e così via. E se io non posso trovare un modo per connettermi con te che ci aiuterà ad unirci (le sue mani gesticolano verso lui e ritornano a lei mentre lei lo guarda direttamente), allora non concluderemo nulla.
       Quando ho lavorato con dei veri delinquenti, e con le famiglie di quelle famiglie, ho imparato che quel che c’era sotto era paura. E quel che avevano bisogno da parte mia era un tipo di onesta connessione. E se potevo, di dargli la mano (gli dà la mano di nuovo). Darsi la mano è relativamente innocuo – sembra innocuo, ma è una connessione forte. E lo puoi sentire nella mia mano qui. E le reazioni sono diverse.
       Adesso, non vorrei che qualcuno pensi che si possa uscire di qui ed usare questi modelli in maniera esattamente uguale, ma ciò che è possibile fare, una volta che togli qualcuno dalla categoria “nemico” è inserirlo (in una categoria di) in una persona che sta reagendo (gesticola al livello del cuore, da lei verso l’ altro), e dietro questo tipo di persona io vedo paura, vedo rabbia, vedo preoccupazione, vedo quel tipo di cosa. Quindi la prima parte consiste nel fare un ponte, e di fare quel ponte, e quando ti arrivano quelle cose toste – avremo sempre più cose di quel genere perché “le cose cult” stanno evolvendo assieme a tutto il resto – per sapere come veramente si deve fare. Mantieni la tua integrità. Tu crei un contatto. E sono sempre contenta quando le persone mi dicono ciò che pensano. Ma posso anche dire che penso che abbiamo qualche differenza di opinione. E che neanche so se ci capiamo l’un l’altro. Perché staremmo solo giocando con le parole, perché la cosa che la gente spesso fa è cominciare a negare, perché si sentono attaccati. E continuerebbero così. Glen, non so se questo ti aiuta in alcun modo, ma ci sono tutte queste possibilità.
Commento
       L’ultima dimostrazione illustra l’approccio che la maggior parte delle persone identificano come lo stile predominante della Satir. Molti terapeuti hanno ignorato o rigettato il lavoro di Virginia Satir (spesso mentre lo lodavano a parole) perché il suo stile non era personalmente congruente. Altri hanno adottato il suo stile come un nuovo set di regole da seguire alla lettera. Eppure ci sono tutti questi altri possibili modi di dialogare con una persona che non è “definito” (stabilito) dall’altra persona, ed è vivace abbastanza da offrire opportunità multiple per connettersi con qualcuno e cominciare un processo di cambiamento. E se un modo non funziona, puoi sempre tentarne un altro. Il relazionarsi è spesso visto come un combaciare nelle opinioni, ma in senso lato, relazionarsi significa coinvolgerli in qualche modo, interagendo, perché ciò suscita delle forti reazioni da parte loro. Anche se le reazioni iniziali non sono quelle desiderate, una volta stabilita la connessione, esse possono sempre venire utilizzate e rivolte verso una più utile direzione.  [Steve Andreas]
Su gentile concessione dell’autore e di Anchorpoint, Salt Lake City, Utah, Stati Uniti.Tutti i diritti sono riservati.